
Lacoste occupa il segmento del casual chic da oltre nove decenni, ma il mercato del polo premium e dell’abbigliamento sportivo elegante attira concorrenti con profili molto diversi. Tra case americane storiche, marchi sportivi riconvertiti nel lifestyle e marchi generalisti saliti di gamma, il panorama è cambiato notevolmente negli ultimi anni.
Questa classifica si basa su tre assi: la prossimità di posizionamento rispetto a Lacoste, la capacità di attrarre una clientela simile e la dinamica recente di ciascun marchio sul mercato francese.
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1. Ralph Lauren: il rivale storico nel polo premium

Ralph Lauren rimane il concorrente più diretto di Lacoste. Fondata nel 1967, la marca americana condivide con il coccodrillo un DNA incentrato sul polo, lo sport e un guardaroba classico rivisitato. I due marchi si incrociano direttamente in negozio sugli stessi appendiabiti: polo in piqué, camicie oxford, maglioni in cotone.
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La differenza sta nello storytelling. Ralph Lauren costruisce un universo preppy ispirato alla costa Est americana, mentre Lacoste rivendica un’eredità tennistica francese. Sul fronte dei prezzi, i due marchi si collocano in una fascia comparabile per le loro gamme principali. Per comprendere meglio i concorrenti di Lacoste da scoprire, Ralph Lauren rappresenta il punto di partenza logico: stesso segmento, stesso target, stessa ambizione di lifestyle globale.
Ralph Lauren dispiega una gamma di sotto-marchi (Polo, Purple Label, Lauren) che gli consente di coprire un’ampiezza di prezzi molto più ampia, dal premium accessibile al lusso dichiarato. Lacoste, dopo il suo restyling dell’identità visiva lanciato nell’aprile 2026 (nuova tipografia con grazie, coccodrillo ritoccato con lingua rossa e ritorno al verde originale), sembra restringere il suo territorio attorno a un posizionamento patrimoniale e tennistico.
2. Tommy Hilfiger: il casual americano che caccia negli stessi terreni

Tommy Hilfiger si posiziona su un segmento molto vicino a Lacoste: sportswear premium a forte identità visiva. La bandiera tricolore rosso-bianco-blu funge da marcatore identitario altrettanto riconoscibile quanto il coccodrillo. I due marchi si trovano negli stessi grandi magazzini, nei stessi centri commerciali e spesso nello stesso carrello della spesa dei consumatori.
Tommy Hilfiger ha puntato su collaborazioni con stilisti e celebrità per ringiovanire la sua immagine. Il marchio mostra una crescita stabile nel segmento premium, in particolare presso una clientela più giovane rispetto a quella di Lacoste. Il suo punto di forza: un guardaroba completo, dalla giacca al denim, che consente di vestire un look intero senza uscire dall’universo del marchio.
Il limite di Tommy Hilfiger rispetto a Lacoste sta nella percezione della qualità. Sul mercato francese, Lacoste conserva un vantaggio d’immagine legato al suo radicamento esagonale e alla sua reputazione di lavorazione accurata sui pezzi iconici.
3. Calvin Klein: il concorrente bridge che sale

Calvin Klein non è il primo nome che viene in mente quando si pensa ai rivali di Lacoste. Il marchio è ora citato allo stesso livello di Lacoste e Tommy Hilfiger come concorrente diretto nel segmento polo e sportswear premium. Questo riposizionamento si è accelerato dal 2023-2024.
Calvin Klein punta su un minimalismo pulito che contrasta con l’universo più colorato di Lacoste. I suoi polo, t-shirt e basi in cotone occupano gli stessi scaffali a prezzi comparabili. Il marchio beneficia di una notorietà mondiale sostenuta dalle sue campagne pubblicitarie e dalla sua storicità nel settore della biancheria intima e dei profumi.
- Posizionamento prezzo quasi identico a Lacoste su polo e t-shirt premium
- Immagine minimalista che attira una clientela urbana, dove Lacoste gioca la carta sport-chic
- Presenza forte sui social media e campagne di influencer, con un alto coinvolgimento su Instagram
4. Hugo Boss: l’alto di gamma che scende verso il casual

Hugo Boss ha effettuato una svolta strategica negli ultimi anni separando la sua offerta tra Boss (premium accessibile) e Hugo (più giovane, più streetwear). Questa riorganizzazione colloca il marchio tedesco in concorrenza diretta con Lacoste nel segmento dei polo, dei basic e degli abiti casual da uomo.
Boss mostra una crescita stabile nel premium casual, un territorio in cui Lacoste è storicamente forte. I due marchi condividono una clientela maschile che cerca pezzi versatili tra ufficio e weekend. Hugo Boss si distingue per una vestibilità più strutturata e un radicamento nel guardaroba formale, anche sui suoi pezzi casual.
Il punto di attrito: Hugo Boss è percepito come più costoso di Lacoste su pezzi comparabili. Questa percezione limita la sua capacità di attrarre gli acquirenti di Lacoste sensibili al rapporto qualità-prezzo, ma gli conferisce un vantaggio in termini di prestigio percepito.
5. Uniqlo: il basic premium che scuote le regole

Uniqlo rappresenta un tipo di concorrenza che Lacoste non affrontava dieci anni fa. Il marchio giapponese è ora identificato come concorrente diretto di Lacoste nel basic premium nelle recenti analisi del mercato francese. Questo spostamento competitivo verso un attore più mass-market ma con un’immagine di alta qualità merita attenzione.
Uniqlo non punta sul prestigio del marchio né su un logo ostentato. La sua proposta si basa sulla qualità dei materiali, la costanza delle vestibilità e prezzi nettamente inferiori a quelli di Lacoste per pezzi funzionalmente simili. Un polo Uniqlo e un polo Lacoste svolgono lo stesso ruolo nell’abbigliamento, ma uno costa una frazione del prezzo dell’altro.
- Rapporto qualità-prezzo tra i più competitivi del mercato sui basic
- Collaborazioni regolari con designer che elevano l’immagine del marchio
- Rete di negozi in espansione in Francia, con una presenza fisica crescente nelle grandi città
Questo posizionamento costringe Lacoste a giustificare il suo divario di prezzo attraverso l’eredità, il design e l’identità del marchio. Con la sua nuova identità visiva lanciata nel 2026, che integra la firma autografa di René Lacoste, il marchio del coccodrillo sceglie precisamente questo terreno per differenziarsi da un concorrente che non può rivendicare la stessa profondità storica.